Tradizioni popolari
Il fidanzamento ai primi del novecento
La scelta del marito spettava ai genitori, che lo sceglievano tra i pretendenti del paese. La ragazza, che non conosceva il giovane, veniva informata dai genitori solo dopo il loro consenso.
Il matrimonio
Dagli anni Trenta circa, almeno una settimana prima del matrimonio, si rispetta la tradizione della “cunzata do’ lettu”. Nella mentalità della popolazione dei paesi etnei tale tradizione rappresenta un rito misto a superstizione che evidenzia la sacralità del talamo nuziale.
Solo due o quattro ragazze vergini, dette ” cummari di lettu”, scelte dalla sposa, si accingono a preparare il letto. Le ragazze non possono essere in numero dispari, perché si dice che la più piccola muore. La biancheria utilizzata per la “cunzata” è composta da: un completo di lenzuola con federe, in seta, lino, raso, ecc., ricamate a mano e di colore bianco; un lenzuolo con federe in lino, di colore bianco; una coperta di cantù, in lino, ricamata a mano e di colore bianco.
A completamento dell’opera, il letto viene adornato di confetti bianchi, che formano le iniziali degli sposi. Qualche volta, per augurare fertilità al matrimonio, si può appoggiare un bambino piccolo, di sesso maschile, sul letto. Dopo la cerimonia veniva offerto un rinfresco.
Il giorno della cerimonia due bimbe e due damigelle costituivano il corteo che accompagnava gli sposi; la damigella vestita di rosa si poneva accanto alla sposa e quella vestita di azzurro accanto allo sposo.
Dopo la cerimonia gli sposi con i parenti e gli amici si recavano a casa per consumare pane, salsiccia, formaggio e vino invecchiato. Successivamente si festeggiava solo con i più intimi, mangiando pasta al sugo, stufato, pane e vino.
Solo due o quattro ragazze vergini, dette ” cummari di lettu”, scelte dalla sposa, si accingono a preparare il letto. Le ragazze non possono essere in numero dispari, perché si dice che la più piccola muore. La biancheria utilizzata per la “cunzata” è composta da: un completo di lenzuola con federe, in seta, lino, raso, ecc., ricamate a mano e di colore bianco; un lenzuolo con federe in lino, di colore bianco; una coperta di cantù, in lino, ricamata a mano e di colore bianco.
A completamento dell’opera, il letto viene adornato di confetti bianchi, che formano le iniziali degli sposi. Qualche volta, per augurare fertilità al matrimonio, si può appoggiare un bambino piccolo, di sesso maschile, sul letto. Dopo la cerimonia veniva offerto un rinfresco.
Il giorno della cerimonia due bimbe e due damigelle costituivano il corteo che accompagnava gli sposi; la damigella vestita di rosa si poneva accanto alla sposa e quella vestita di azzurro accanto allo sposo.
Dopo la cerimonia gli sposi con i parenti e gli amici si recavano a casa per consumare pane, salsiccia, formaggio e vino invecchiato. Successivamente si festeggiava solo con i più intimi, mangiando pasta al sugo, stufato, pane e vino.
L’abito
Il vestito della sposa era semplice, di colore grigio o avana; non si usava il velo, ma uno scialle, o in seta, o adornato da un merletto chiamato “chiuppu”, o adornato da matalassè di colore verde o blu.
La dote
La promessa sposa tesseva il corredo, che consisteva in: uno o due paia di lenzuoli, una coperta pesante detta “cuttunata”, stoffe di rigatino che servivano a cucire camicie; inoltre la dote poteva comprendere una coperta pregiata in seta detta “cutruni”.
Il giovane sposo si impegnava a comprare: un tavolo, sei sedie, un letto e un “cantaranu”, cioè una cassettiera; inoltre doveva procurare alla giovane le scarpe per il matrimonio e l’abito da indossare dopo otto giorni dalla cerimonia, prima dei quali la sposa non poteva uscire di casa.
Il giovane sposo si impegnava a comprare: un tavolo, sei sedie, un letto e un “cantaranu”, cioè una cassettiera; inoltre doveva procurare alla giovane le scarpe per il matrimonio e l’abito da indossare dopo otto giorni dalla cerimonia, prima dei quali la sposa non poteva uscire di casa.
